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La Corte di Strasburgo: “L'Italia non tutela i diritti dei padri separati”.

Dopo le dure sentenze sul sovraffollamento delle carceri piombate nei primi giorni del 2013, ne sono arrivate altre due. Una riguarda ancora la violazione dei diritti di un detenuto, l’altra «la violazione del diritto al rispetto dei legami familiari» di un padre separati.

Mi soffermerò a commentare quest’ultima. Un padre dopo la separazione coniugale, non ha potuto incontrare regolarmente la propria figlia per oltre sette anni nonostante che fosse previsto negli accordi. La madre aveva ottenuto l’affido esclusivo della bambina ma il tribunale di Roma aveva consentito e deciso che il padre potesse vederla due pomeriggi alla settimana ed un weekend su due nonché sei giorni a Natale, tre a Pasqua e dieci durante le vacanze estive. Un bel risultato se tutto fosse andato nel rispetto degli accordi. Ebbene, a detta del padre, gli accordi non sono stati rispettati, come evidenziato nei fatti: "...in un mese non sarebbe riuscito a vedere la figlia se non per pochi minuti e sempre in presenza della madre o dello zio materno". Le cose, poi, col passar del tempo sarebbero solo peggiorate. Ad un certo punto e dopo le continue ingiustizie, umiliazione e negazione di un diritto, il padre separato ha deciso di iniziare una lunghissima battaglia giudiziaria per vedere rispettato il suo diritto di visita e stringere rapporti affettivi con la propria figlia. Intanto la bambina aveva 2 anni, oggi ne ha 12. Anni importantissimi e fondamentali "persi per sempre" dal padre che, nonostante i tanti ricorsi fatti e le relative sentenze tutte vinte da vari tribunali, non è riuscito attraverso l'apparato istituzionale a stabilire con la figlia una relazione stabile. Qui una riflessione: ma in Italia è proprio vero che le sentenze vengono rispettate? devono essere rispettate da tutti oppure da pochi? Eppure in tutti i ricorsi presentati le sentenze gli hanno sempre dato ragione, come quest’ultima, la più importante, quella della Corte di Strasburgo a cui S. L. si è dovuto rivolgere a causa dell'inottemperanze "in pratica" delle sentenze, nonostante che il diritto gli veniva riconosciuto solo "nella teoria". Secondo voi è giusto? Questa è la macchina della Giustizia funzionante? Chi sbaglia? Non entrando nel merito globale del ricorso, presentato a Strasburgo, che ha accolto in toto, il ricorrente lamentava ed ha accusato le autorità italiane - tribunali e servizi sociali - di mancanza di diligenza, attenzione e imparzialità e, soprattutto, di non aver fatto quanto in loro potere per proteggere i suoi diritti di genitore. E i giudici di Strasburgo gli danno ragione su tutta la linea. La Corte (il cui vicepresidente è un italiano) ha infatti rilevato che «i tribunali non sono stati all’altezza di quello che ci si poteva ragionevolmente attendere da loro poiché hanno delegato la gestione tra padre e figlia ai servizi sociali». La seconda motivazione appare più pesante della prima: «la procedura seguita dai tribunali è stata fondata su una serie di misure automatiche e stereotipate» che alla fine hanno compromesso un rapporto equilibrato tra padre e figlia. In sintesi la Corte, al riguardo della condotta del sistema di giustizia minorile italiano, che avrebbe dovuto prendere rapidamente misure «più dirette e specifiche» per ristabilire i contatti fra padre e figlia perché il passare del tempo, specie in età infantile, può avere conseguenze irrimediabili sulla relazione tra il padre/figlio a causa della mancata convivenza. Su questo punto sarebbe auspicabile che nel futuro le cose cambieranno, col fatto che la convivenza con i figli non deve essere sempre affidata alle madre, ma consentire ad entrambi genitori di vivere il tempo con i figli, alternativamente, nei giorni spettanti, nell'abitazione dove i figli hanno il diritto di abitazione, evitando così che la parte forte di una separazione sia sempre la donna ed evitando così che molti papà dormono in macchina e vivere, in molte circostanze, da barbone (non disprezzando chi vive in questo modo per scelta). Il Presidente Romeo Chierchia